Anni fa, pochi mesi dopo aver iniziato l’attività di consulente, venne a trovarmi un caro amico dal sangue un po’ misto di cui una parte napoletana. Ricordo con piacere le sue visite pisane poiché il suo arrivo era sempre occasione per ritrovarmi anche con amici che vivono sul territorio ma che, presi dall’ordinaria routine, incontro raramente. Fine settimana alcolici e tranquilli, in stile “s’invecchia sì, ma con calma”.

 

Un regalo per un consulente

Poco prima di andar via da Pisa, mi chiese di parlare un attimo. Mi avvicinai e mi disse “questo è un pensiero per te”: era una statuetta de ‘O Pazzariello Napoletano.

Mettetevi nei miei panni e immaginate che un vostro caro amico vi consegni in regalo una piccola statuetta di un tizio vestito in stile carnevalesco, con uno strano cappello a punta e un bastone in mano. In quel preciso momento l’unica cosa che mi passò per la testa fu “non sta bene oppure ha bevuto troppo in questi giorni”.

 

Chi è ‘O Pazzariello Napoletano

“O Pazzariello è un mestiere, che veniva esercitato a Napoli negli anni che vanno dalla fine del ‘700, per tutto l’800 e fino agli anni 50 del ‘900.
‘O Pazzariello era un mestiere ambulante, saltuario esercitato da chi senza un lavoro, pur di guadagnare quel poco per vivere o per arrotondare, si vestiva bizzarramente con abiti d’epoca da Generale Borbonico. ‘O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista, un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova “Puteca” (negozio alimentare).
In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse e un triccheballacche”

Fonte: http://www.tournapoli.it/la-curiosa-storia-de-o-pazzariello

 

La difficile scelta di esser se stessi

Ritornando al racconto di quel momento, la mia prima risposta fu, ovviamente, “grazie”, in attesa di ricevere un’argomentazione a riguardo che arrivò e che non avrei mai creduto potesse essere, ancora oggi, un ricordo che riaffiora nei momenti in cui faccio fatica in determinati contesti del mio lavoro.

“Questo è ‘O Pazzariello Napoletano ed io te l’ho voluto regalare perché il mondo degli affari è un mondo particolare, ma l’augurio che ti faccio è quello di non farti cambiare dalle dinamiche peggiori che questo mondo ti presenterà e di rimanere sempre te stesso, migliorandoti come uomo ma senza mai dimenticare chi sei e la sana follia che ti porti dietro in tutti gli aspetti della tua vita”.

Rimasi certamente felice per il pensiero ricevuto e fiducioso in ciò che ho sempre creduto: persona e lavoro non sono due mondi paralleli.

Ad esser sincero, la verità è un po’ più complessa e inizialmente non apprezzai fino in fondo quel regalo. Ciò accadde anche perché la statuetta estremizzava un po’ il concetto di esser se stessi, in quanto era la rappresentazione di una figura molto forte in tal senso. Ma non solo: dietro ‘O Pazzariello vi era un uomo che ne vestiva i panni, quindi si trattava comunque di una figura nata e alimentata dall’efficacia che questa aveva come ritorno economico.

Quest’ultimo aspetto lo apprezzai ancor meno e quindi la misi sulla libreria a prender polvere e lì la lasciai.

Negli anni è accaduto a volte di dovermi scontrare con realtà estremamente formali e seriose. Ma non formali perché istituzionali o seriose perché professionali, questi termini non sono sinonimi.
Semplicemente capita di trovarsi in dinamiche inserite in contenitori di formalismi e perbenismi creati ad hoc da persone dall’atteggiamento mediocre, dalla mentalità ottusa e tendenzialmente appartenenti a contesti sociali altamente protettivi, in cui la forma è la strada da loro scelta per rivendicare la qualità del proprio lavoro e la loro autorevolezza, fondata su castelli di fumo in grado di assorbire nel tempo ogni essenza di verità.

Oggi, quando mi trovo in queste circostanze, ripenso spesso a ‘O Pazzariello – o meglio, all’invito espresso attraverso questa figura – e mi viene da sorridere. Sorrido anche perché spesso il pensiero che segue il ricordo della statuina va al grande Totò, Antonio de Curtis, che interpretò questo personaggio nel film “L’oro di Napoli”, e a come solo lui sapeva esser grande con quella disarmante semplicità.

 

Pazzariello Napoletano

 

La verità come fattore di successo per un consulente

Ma cosa hanno realmente in comune la stima, l’amicizia, l’invito rivolto e Totò con l’attività del consulente?

Credo che tutte queste cose abbiano in comune la verità: la verità che sta in un’amicizia, la verità dietro una stima sincera, la verità nell’esser se stessi, la verità che rivelò al mondo un uomo come Totò.

Perché desiderare il vero non è solo una filosofia di vita, un aspetto più intimo dell’umano o un ideale, ma è un valore fondamentale e fattore di successo nell’attività lavorativa di un consulente.

Il desiderio che vi sia del vero nel proprio lavoro influisce positivamente nel rapporto con il cliente (perbene), in quelle che sono le aspettative reali e incide sulle scelte strategiche. E’ inutile dire che un rapporto cliente-consulente basato sul principio della verità possa essere la base per costruire un team di lavoro in grado di fare la differenza.

Allora tra mille dinamiche, tentazioni e desideri, ogni tanto ripenso a tutto questo e mi ricordo che nel lavoro ciò che avrà successo, ciò che durerà nel tempo, riguarderà i progetti in cui gli uomini prenderanno una difficile scelta: quella di esser se stessi.

 

Esser se stessi nei rapporti lavorativi: quando è possibile

Ad oggi, dopo molti anni, guardo all’invito che mi fu fatto in maniera un po’ scettica, perché spesso la parte buona di noi che regaliamo agli altri viene utilizzata nelle dinamiche lavorative in modo inopportuno, come un boomerang che ritorna indietro e può far male, in ambito professionale.

Elementi caratteriali come disponibilità, autoironia, educazione, umiltà, entusiasmo possono essere compresi solo da persone che non guardino al lavoro esclusivamente come uno strumento per soddisfare il proprio ego o le proprie ambizioni ad ogni costo, ma come una delle principali attività nella vita di un uomo, attraverso cui lo stesso si esprime e si dona.

Certamente quando incontriamo queste persone, siano clienti o collaboratori, vale la pena togliersi la giacca ed accettare questa sfida di libertà.

 

Link di approfondimento:

  1. Totò – Wikipedia
  2. tournapoli.it